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2 giugno 2021: buon compleanno, Repubblica

Nell’altalenante storia del calendario civile della Nazione – scrive Il Corriere – c’è un momento in cui la data del 2 giugno è diventata ulteriormente un simbolo per tutti gli italiani.

Nel 2020, in piena pandemia da Covid-19, il presidente Sergio Mattarella scelse di celebrare la festa della Repubblica Italiana a Codogno, tra medici, infermieri, farmacisti, forze dell’ordine, volontari e abitanti di quella cittadina che per prima aveva fronteggiato l’attacco pandemico.

Qui oggi – disse Mattarella in una sobria cerimonia davanti ai sindaci lombardi – è presente l’Italia della solidarietà, della civiltà, del coraggio. In una continuità ideale in cui celebriamo quel che tiene unito il Paese: la sua forza morale“.

Il Tricolore e l’inno Nazionale erano stati riscoperti spontaneamente nei cori dai balconi dei condomini dove la gente sperimentava il primo lockdown. E con emozione, a fine maggio, tutti gli italiani avevano ammirato sfrecciare la pattuglia acrobatica dell’Aeronautica Militare che tracciava scie di verde bianco e rosso.

📆 2 GIUGNO 1946: LA BATTAGLIA PER LA REPUBBLICA

Talvolta – aveva spiegato il presidente – c’è bisogno di poter applaudire collettivamente, condividere momenti di gioia in tempi difficili“.

Fu infatti Carlo Azeglio Ciampi, nel lontano 2000, a ripristinare la parata militare e, con la legge del 20 novembre dello stesso anno, a riportare al centro del calendario pubblico il 2 giugno. Una svolta, arrivata dopo oltre due decenni di sottovalutazione del giorno in cui nel 1946 12,7 milioni di italiani (il primo anno in cui vennero chiamati alle urne anche le donne, ndr) scelsero il simbolo repubblicano della donna turrita, contro i 10,7 che avevano messo una croce sullo stemma sabaudo.

La Repubblica vinse con 2 milioni di scarto, un ampio margine che però non venne ritenuto sufficiente da chi gridò alla frode e presentò ricorso per rifare le elezioni.

Quel 2 giugno 1946 gli italiani scelsero anche la composizione dell’Assemblea Costituente, sancendo l’affermazione come primo partito della Dc con oltre il 35%, mettendo al secondo posto il Partito socialista, con più del 20%, al terzo il Pci con il 18,9% e rivelando a sorpresa un nuovo soggetto, l’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini, che superò il 5%.

Ma la partita ritenuta più importante era quella per la scelta della forma istituzionale. Le urne consegnarono l’immagine di un’Italia geograficamente divisa: tutte le regioni del Centro-Nord, dove il movimento di resistenza era stato più forte e si era combattuta, avevano votato per la Repubblica. A Roma e in tutte le città del Meridione aveva vinto la Monarchia.

Nell’Italia governata da Alcide De Gasperi si preferì non esasperare le divisioni che nei giorni successivi al voto avevano causato manifestazioni con morti e feriti. Non è un caso se come primo capo provvisorio dello Stato venne scelto un meridionale, Enrico De Nicola, di sentimenti monarchici.

A urne chiuse, i primi dati sembravano indicare una vittoria della Monarchia. Poi, quando giunsero le notizie dal Centro-Nord, la situazione si ribaltò: l’ufficialità la diede il 10 giugno, il presidente della Corte di Cassazione, Giuseppe Pagano. Il giorno successivo il Governo, anche per rispondere alle resistenze di Umberto II che tardava a partire, proclamò l’11 giugno festa nazionale.

Si dovrà attendere il 1949 perché la data del 2 giugno entrasse nel calendario ufficiale della Nazione, anche se la prima celebrazione della ricorrenza c’era stata già nel 1947. La legge 260 del 27 maggio 1949, che stabiliva il calendario delle festività civili e religiose, indicava in un lungo elenco che includeva il 4 novembre quale giorno dell’Unità Nazionale, anche il 25 aprile.

Una data, quella della Liberazione, che per decenni è stata vissuta e celebrata come la vera festa degli italiani. Alla ricorrenza del 2 giugno toccarono sempre più toni modesti, con un’enfasi nel celebrare il ruolo delle forze armate.

Nella ricorrenza del 2 giugno – declamava Einaudi nel 1951 – le forze armate levino i loro gloriosi vessilli in un rinnovato impegno di dedizione alla Patria“.

Trent’anni Pertini sottolineava il ripudio della guerra contenuto nella nostra Carta costituzionale, ma poi aggiungeva che:

Il sacro dovere della difesa della Patria pone le forze armate a garanzia della sua integrità e della sua indipendenza“.

Insomma, il 2 giugno si celebravano sia la Repubblica che l’unità d’Italia, ma soprattutto le forze armate. E la parata ai Fori Imperiali attraeva tantissimi cittadini, anche se una festa di popolo più sentita e partecipata dalle forze politiche c’era già stata il 25 aprile.

C’è stata una lunga stagione, cominciata nel 1977, in cui le celebrazioni del 2 giugno vennero spostate alla prima domenica del mese, a causa dell’austerity economica. Nell’Italia attanagliata da una delle sue cicliche crisi si cercava di ridurre le festività per dare maggiore impulso alla produzione, anche a costo di sacrificare quella che è forse la data più importante del nostro calendario civile, la nascita della Repubblica.

Con il recupero di simboli e ricorrenze nazionali, cui diede impulso il presidente Ciampi, la festa del 2 giugno si è via via attualizzata, con il richiamo ai valori europei più volte sottolineato da Giorgio Napolitano e da Sergio Mattarella, e con un maggiore spazio dato alla presenza dei civili accanto a quella dei militari.

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