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Comunicazione senza ascolto

Non esiste comunicazione senza ascolto. Un ascolto attivo si basa su empatia e accettazione, che deve essere incondizionata e in totale assenza di giudizio. Sembra facile, ma in realtà non lo è.

Ascoltare attivamente ci implica a mettere da parte, lungo tutto il tempo dell’ascolto, i bisogni personali, gli impulsi, frenando la tendenza a focalizzare l’attenzione su alcuni aspetti ignorandone altri.

«Davanti a un giudice saggio, furono portati due contendenti. Il primo espose le sue ragioni e al termine, il giudice disse: ‘Hai ragione’. Quindi fu la volta del secondo contendente. Espose le sue ragioni e il giudice disse: ‘Hai ragione’. Allora una persona del pubblico si alzò e disse: ‘Vostro onore! È impossibile che abbiano ragione tutti e due!’. E il giudice rispose: ‘Hai ragione anche tu’»

Cosa significa questo? Molto semplice. Ognuno, dal proprio punto di vista, ha ragione. Questo perché, nel nostro esempio, il giudice ha ascoltato i due contendenti, non sentito.

Il sentire è un semplice atto fisico, mentre l’ascolto è un qualcosa di sensoriale. Perché noi ascoltiamo con tutti e cinque i sensi, non solo con le orecchie. Anche perché è molto importante tutto ciò che si verifica all’interno della comunicazione durante l’ascolto: ovvero la cascata della comunicazione.

Se, per esempio, noi dobbiamo comunicare un qualcosa che contiene cento parole in realtà noi ne diremmo solo settanta. Di queste settanta soltanto quaranta raggiungono il nostro interlocutore. Di queste quaranta solamente venti vengono comprese, e di queste venti solo dieci vengono ricordate. Mentre, però, l’interlocutore è convinto di aver capito cento. Anche per questo è veramente importante sapere ascoltare.

QUINDI, QUAL È IL MIGLIOR MODO PER ASCOLTARE?

Esistono diverse tipologie di ascolto:

  • Ascolto finto o a tratti. Questo accade quando l’interlocutore si astrae dalla comunicazione, anche per una manciata di secondi e anche più volte, per poi assemblare alla fine le parti che ha ascoltato;
  • Ascolto logico. È dato dall’ascoltare parola per parola, senza farci sfuggire nulla di quello che abbiamo ascoltato ma che ci fa porre l’attenzione sulla grammatica pronunciata, senza focalizzarci sul messaggio;
  • Ascolto empatico. È quando si ascolta con tutti e cinque i sensi, quando ascoltiamo il nostro interlocutore fino alla fine senza interromperlo. È questo il vero ascolto.

Ora concentriamoci sui segnali, sia positivi che negativi, dell’ascolto. Questo perché abbiamo tre livelli di comunicazione: il livello verbale, il livello non verbale e il livello paraverbale.

Tra i segnali non verbali troviamo:

  • le espressioni del viso;
  • la postura;
  • i gesti;
  • il tono di voce.

Ognuno di questi ha in sé sia l’aspetto negativo che quello positivo.

COMUNICAZIONE SENZA ASCOLTO: IL LINGUAGGIO, VERBALE, NON VERBALE E PARAVERBALE

LE ESPRESSIONI DEL VISO

Un viso rilassato, tranquillo e sorridente è sintomo di ascolto attivo. Gli occhi devono essere sempre rivolti al nostro interlocutore. Contrariamente l’ascolto risulta distratto.

LA POSTURA

Anche una postura molto morbida, rilassata dove ci poniamo frontalmente col nostro interlocutore rappresenta quella più corretta. Di contro, una postura a braccia e/o gambe incrociate, risulterebbe negativa. Il busto deve essere sempre libero, sintomo di massima apertura all’ascolto.

I GESTI

La gestualità deve essere controllata durante l’ascolto, molto morbida e armonica:

  • una gestualità alta se avremo a che fare con una persona con un sistema rappresentazionale visivo;
  • una gestualità all’altezza della vita se avremo a che fare con una persona con un sistema rappresentazionale auditivo;
  • una gestualità quasi assente o a un livello molto basso se avremo a che fare con una persona con un sistema rappresentazionale cenestesico.

Mentre una gestualità negativa è una gestualità frenetica, indice di estremo nervosismo.

TONO DI VOCE

Chiudiamo con il tono di voce. Una voce calma e altalenante è sintomo di ascolto. Una voce che sa e che deve anche adattarsi al nostro interlocutore, nei limiti del possibile. Di contro, una voce stridula, fastidiosa o particolarmente nasale chiuderà velocemente l’ascolto perché insopportabile da sostenere a lungo.

PERCHÉ È UTILE ASCOLTARE?

Ci sono due utili esercizi che ci potrebbero aiutare a capire i perché noi ascoltiamo:

  1. Su un foglio di carta, provare a scrivere un elenco dei perché una persona ascolta. Vedrete quante cose possano venire fuori;
  2. Auto osservazione, che può sembrare facile ma non lo è. È un esercizio in cui dobbiamo essere in grado di scindere l’io osservante dall’io in azione. L’io in azione siamo noi, mentre l’io osservante siamo sempre noi, ma messi da parte e che ci osserviamo nel momento in cui stiamo ascoltando e nei gesti che stiamo facendo.

Dunque, un ascolto attivo è un ascolto che si deve astenere dal dare giudizi e porre all’interlocutore domande di verifica.

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Formatrice d'immagine, traduttrice editoriale, ghost writer, artista. Più di trent'anni di esperienza nella formazione Area Comunicazione, nella selezione del personale e nel coordinamento delle risorse umane. Nasce come giornalista, per poi abbracciare la passione di mental trainer. Specializzata nello spead learning, è la fondatrice del C.E.A.: primo club italiano sulla comunicazione.

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