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Fb. Ig. In. Yt.

Comunicazione virtuale vs tradizionale

Le nuove tecnologie informatiche hanno creato e creano repentinamente rivoluzionarie trasformazioni nella comunicazione tra gli uomini.

La rete telematica, ad esempio, modifica l’ambiente lavorativo, mette in relazione in tempo reale persone distanti migliaia di chilometri, cambia la concezione stessa di “interazione sociale

Se da un lato vi è un crescente bisogno di informazioni, dall’altro è altrettanto vero che oggi, molto più che in passato, è facile reperire informazioni, le comunicazioni sono più veloci e la tecnologia ci aiuta a gestire tutto l’aumento di traffico che comporta.

Lo sviluppo di ambienti di apprendimento su reti telematiche e su dispositivi di memorizzazione di massa (Cd-rom, dvd, …) impone lo studio pedagogico, psicologico e sociologico degli aspetti cognitivi legati all’apprendimento in rete, e fornisce nuovo stimolo alle ricerche su natura e qualità del rapporto uomo-computer-uomo, ovvero all’interazione docente-medium-discente che tali ambienti mettono in atto.

COMUNICAZIONE VIRTUALE E TRADIZIONALE: DIFFERENZE

La differenza principale tra la comunicazione virtuale e comunicazione tradizionale è determinata da una vera esperienza sensoriale e dai processi psicologici compensativi in atto.

Se nella interazione face to face, in tempo reale, vengono utilizzati una pluralità di modi, discorsi, emozioni, gesti e espressioni del viso, ovvero l’intero bagaglio semiotico, nella rete, dove la comunicazione è mediata dal computer, le applicazioni relazioni (chat, e-mail, …) perdono tutti gli indicatori paralinguistici, ricorrono ad una struttura pseudo-espressiva combinando segni appartenenti a diversi sistemi.

Per stabilire una forma di comunicazione più significativa si ricorre ad un sistema grafico ideogrammatico, lo stesso che viene utilizzato nelle composizioni degli sms dei cellulari. Lo scopo non è solo di rinforzo espressivo-appellativo ma anche quello di contrarre al massimo gli elementi del discorso in nome anche di uno stile minimalista dell’interfaccia testuale.

Se la comunicazione nella rete rende difficile metacomunicare, ovvero comunicare sulla comunicazione, e tutto questo è possibile nelle chat frequentate e ricercate da internauti che inseguono relazioni e dove lo scambio avviene in una situazione di vuoto sociale in cui l’identità dei soggetti coinvolti tende a sfumare fino a scomparire, non è altrettanto vero quando l’interazione avviene tra docente e discente.

Anche se nell’universo virtuale di internet le normali coordinate di tempo e di spazio sono alterate e le persone non saranno comunque in grado di interagire l’una con l’altra fisicamente, prevedere di integrare la comunicazione testuale con un supporto audio, in una fase di comunicazione sincrona, permette di amplificare l’esperienza sensoriale fra i comunicanti.

I particolari legami che si stringono in rete sono allo stesso tempo anomali ed interessanti anche da un punto di vista sociologico e culturale.

Il vantaggio dell’anonimato (anche se nel caso dell’e-learning i soggetti conservano i loro nomi reali, non si possono trasformare in avatar), di proteggersi grazie ad un livello di “presenza sociale” molto basso, il non rischiare eccessive critiche o rifiuti, conduce i soggetti coinvolti nell’interazione ad essere più aperti e liberi di esprimersi.

Si delinea un bisogno profondo di creare immagini dettagliate del corpo “invisibile” e assente, dell’interazione umana degli artefatti portatori di simboli. È per questa ragione che nelle relazioni virtuali intervengono dei processi compensativi dell’informazione mancante che sono filtrati dai meccanismi di proiezione e di attribuzione di senso.

L’AVVENTO DELLA E-SOCIETY E DELLA CMC

In una e-society si sviluppa una comunicazione invisibile intessuta di stimoli comunicativi percepibili sia a livello conscio che inconscio.

Tutti i soggetti che partecipano ad una CMC (Computer Mediated Communication) sviluppano una particolare tipologia comunicativa para ed extralinguistica che compensa la lontananza spaziale e temporale tra docente e discente e fra discenti di uno stesso modulo didattico.

Le aule virtuali e l’interazione dei soggetti mitigano le carenze di modalità di fruizione basate sull’astrazione e sulla fruizione isolata. Lo sviluppo e la continua espansione dell’apprendimento in rete richiedono competenze e capacità di analisi complesse e articolate (literacy) che coinvolgono sempre più esperti nel campo della sociologia, psicologia, antropologia e tecnologia.

Le specifiche conoscenze sono necessarie al fine di decodificare aspetti molto diversi fra loro come saper utilizzare e padroneggiare gli strumenti informatici. Analizzare i processi cognitivi e i comportamenti sociali; studiare ed interpretare le dinamiche relazionali tra i protagonisti dell’e-learning.

I confini e la distinzione di questi aspetti sono alquanto labili dal momento che agiscono e confluiscono in un unico obiettivo comune: gestire ed organizzare la comunicazione online.

È pur vero che in una comunicazione di e-learning i corsisti sembrano sentirsi più liberi di esprimere i loro sentimenti e le loro emozioni, producendo a volte anche il fenomeno denominato flaming, letteralmente “esagerazione“.

Ma è anche vero che i processi cognitivi, psicosociali e di attribuzione di identità che si sviluppano in rete, tendono a svolgersi in maniera pressoché analoga ad una realtà non telematica. Tutto parte dal costrutto principale dell’intera personalità del soggetto che gli psicologi studiano ed analizzano.

Il «» che racchiude tutti gli elementi basilari che costituiscono l’individuo, sia le componenti latenti, più ablative, sa quelle manifeste, i suoi comportamenti ed atteggiamenti, che lo relazionano con gli altri soggetti nell’ambito di un processo sociale.

L’ALTRA COMUNICAZIONE NON VERBALE: IL «SÉ» ONLINE

Le modalità di interazione sociale sono molteplici e la comunicazione non verbale non sembra essere particolarmente alienata nella versione telematica, viene solamente sostituita con alcuni artifici che comprendono le caratteristiche del testo, elementi di grafica, colori o sottofondi musicali, le emoticon che rappresentano determinate espressioni emotive.

Lo scopo è quello di creare una comunicazione relazionale, non solo quindi di contenuti, per poter raccontare in modo esauriente ed elaborato i tratti impercettibili della propria personalità, far nascere una nuova responsabilità: il «sé» online o virtuale. Si tratta di un sé dinamico, in continua metamorfosi, che i soggetti creano attraverso internet ma che non sempre riconducibili all’essenza stessa della persona.

Anche un utilizzo passivo della rete, senza creare qualcosa di personale, fa emergere una grande flessibilità dell’utente che, attraverso i diversi stili cognitivi e di interessi, lo induce a diversi approcci esplorativi, anche in rapporto alla stessa informazione.

Ecco che a CMC in un ambiente già strutturato come un’aula virtuale, mantiene inalterata la predefinizione dei ruoli, delle strutture e delle dinamiche comunicative e ne rispetta la struttura psicosociale di base di un ambiente tradizionale. Internet agisce nelle vicende esplorative dell’uomo con i suoi significati, abitudini, culture e linguaggi allo stesso modo di una società reale e tangibile.

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Sociologa della comunicazione, docente universitario presso l'Università Telematica E-Campus, formatrice aziendale, progettista didattica e esperta di formazione a distanza. Ha collaborato per oltre 10 anni con l'Università de "La Sapienza" di Roma e, attualmente, è redattrice presso importanti riviste online come "Magma" e magazine per gli italiani in Germania.

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