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Coronavirus: che colore avrà il weekend?

Governo al lavoro sull’emergenza Coronavirus e le misure da adottare dopo il 7 gennaio. Tutta Italia il prossimo weekend (quello del 9 e 10 gennaio 2021) potrebbe essere arancione: sembra essere questa infatti – come riporta anche Repubblica – l’ipotesi più probabile per cercare di rallentare la circolazione del Coronavirus, ancora troppo elevata.

Si discute però se adottare la linea dura dell’esecutivo, che vorrebbe tutto il Paese in zona rossa. Così per oggi è previsto un nuovo vertice di Governo, in vista del provvedimento sulle restrizioni da adottare dopo il 7 gennaio. Si lavora per chiudere a breve l’ordinanza ponte del ministro Speranza, in vigore fino al 15 gennaio, data di scadenza dell’ultimo Dpcm.

Non è da escludere che il provvedimento possa essere firmato anche entro stasera stessa: nella giornata di oggi, infatti, l’esecutivo intende fare un’ordinanza a validità immediata con misure comuni in tutta Italia e che sarà in vigore fino a metà gennaio, quando le varie disposizioni entreranno in un nuovo Dpcm da far scattare quando scadrà quello precedente (quello del 3 dicembre, ndr).

Nel frattempo, oggi, l’Italia torna in zona arancione solo per un giorno, mentre per l’8 gennaio sono attesi i dati della cabina di regia per il monitoraggio e, presumibilmente, un certo numero di regioni dovrebbero cambiare fascia di colore. E sembra confermata la ripresa delle scuole elementari e medie dal 7 gennaio, mentre per decidere se tornare alle superiori si attendono i dati del monitoraggio.

CORONAVIRUS: WEEKEND IN ROSSO O ARANCIONE?

Nella giornata di ieri (domenica 3 gennaio, ndr) c’è stato l’incontro tra il premier Giuseppe Conte e i capi delegazione della maggioranza. Il ministro alla Salute e quello ai Beni Culturali, Dario Franceschini, hanno chiesto una zona rossa per il prossimo weekend. Che potrebbe diventare arancione, però, e quindi meno rigida ma da estendere anche nei fine settimana successivi.

Dal 7 gennaio in poi, data di scadenza del “Decreto Natale” con le misure restrittive per le feste, si manterrebbe fino a metà gennaio il divieto di spostamento tra regioni salvo che per ragioni di necessità. Dopo l’Epifania potrebbe però restare in vigore la possibilità di far visita ai parenti, una volta al giorno e massimo due persone alla volta portando con sé i minori al di sotto dei 14 anni. La stessa deroga che era consentita durante le vacanze natalizie.

REGIONI A RISCHIO

Il Cts, intanto, va verso una revisione dei criteri decisivi per determinare le fasce di rischio. L’idea è di rivedere soprattutto l’incidenza dell’Rt: ad oggi la zona arancione parte da 1,25 e quella rossa da 1,5, ma dovrebbero diventare rispettivamente 1 e 1,25. Venerdì prossimo (8 gennaio 2021, ndr) saranno decise le nuove fasce di rischio anti Coronavirus. In questo modo, se passeranno le modifiche al sistema di monitoraggio, da lunedì 11 gennaio, alcune regioni cambieranno colore: Emilia Romagna, Friuli, Marche, Puglia, Sicilia e Lombardia rischiano l’arancione mentre Basilicata, Calabria, Liguria e Veneto potrebbero entrare in zona rossa.

RIAPERTURA DELLE SCUOLE

Altro nodo da sciogliere riguarda la riapertura delle scuole il prossimo 7 gennaio. Si discute sul ritorno in presenza per i liceali al 50%, mentre il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha firmato un’ordinanza che prosegue la chiusura delle scuole superiori fino al 31 gennaio.

Non ci sembra prudente – ha aggiunto Zaia – in una situazione epidemiologica in Italia riaprire le scuole. Questo è quello che dobbiamo fare per il bene della comunità oggi“.

Sulla stessa linea di pensiero anche il Friuli Venezia Giulia.

Il problema non è riaprirle – ha detto il segretario del Comitato tecnico-scientifico, Fabio Ciciliano – , ma tenerle aperte. Non dobbiamo rischiare di riaprire e doverle poi richiudere tra una decina di giorni o tra due settimane. È una cosa che il Paese non si può permettere perché sarebbe la testimonianza provata del fatto che i numeri stanno aumentando nuovamente“.

Intanto, il Tar del Lazio ha chiesto al Governo una relazione per chiarire le evidenze scientifiche che hanno spinto a imporre l’uso della mascherina in orario scolastico per i bambini tra 6 e 11 anni.

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