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Mascherine: quanto ci proteggono?

Le mascherine sono diventate obbligatorie da mesi e, anche se l’obbligo di indossarle è soggetto a variabili che dipendono dall’andamento dell’epidemia da Covid19, ci abbiamo ormai fatto l’abitudine. Proprio per questo motivo, tendiamo a dimenticare che la maggior parte dei modelli che vediamo in giro e utilizziamo proteggono gli altri e meno noi stessi. Ecco perché, per frenare i contagi, è necessario che tutti le indossino e, soprattutto, in modo corretto.

Ecco un riepilogoCorriere.itdei principali modelli per punti, con caratteristiche e grado di protezione per ogni tipologia.

MACRO CATEGORIE

Esistono tre macro categorie di mascherine:

  • dispositivi di protezione individuale (DPI);
  • dispositivi medici (DM);
  • mascherine «di comunità» (quelle di stoffa).

I DPI comprendono le mascherine con le sigle FFP (dove FF sta per Semimaschera Filtrante) riservate ai medici. I DM comprendono le mascherine chirurgiche riservate a malati o medici. Le mascherine di comunità comprendono infine quelle usa e getta o lavabili e possono essere comprate o fatte in casa con diversi materiali: definite anche «presidio igienico».

MASCHERINE CHIRURGICHE

Tra i DM le più note sono le comuni mascherine chirurgiche, regolate da marchio CE e da una norma, la UNI EN 14683:2019. Sono usate dai medici per proteggere i pazienti e vanno bene per i malati, perché limitano la diffusione nell’ambiente di particelle potenzialmente infettanti di Covid19 bloccando almeno il 95% dei virus in uscita.

Sono usate nella maggior parte degli ambienti scolastici e di lavoro, ma non proteggono chi le porta dall’inalazione di particelle aeree di piccole dimensioni: il potere fornito verso chi le indossa soprattutto nei confronti di «droplets» (goccioline pesanti) è del 20%.

FFP2 E FFP3

In ordine di potere filtrante abbiamo prima, per efficienza, le mascherine indicate ai medici o al persone a stretto contatto con malati Covid19: FFP2 e FFP3. Devono avere marchio CE e l’indicazione UNI EN 14683, che è la norma per la prestazione tecnica che ne garantisce requisiti e caratteristiche. Le FFP2 e FFP3 hanno una efficienza filtrante del 92% e 98% rispettivamente.

Devono essere indossate con precisa procedura che viene insegnata in appositi corsi. In entrata, queste mascherine filtrano anche le particelle più piccole di virus (chiamate «aerosol») che spesso si producono in quantità durante alcune procedure mediche effettuate in ospedale su pazienti con insufficienza respiratoria.

MASCHERINE CON VALVOLE

Su ogni tipo di mascherina, specialmente le FFP, possono essere state montate delle valvole. Rendono, a chi le indossa, più agevole la respirazione ma fanno filtrare all’esterno il respiro. Non vanno bene per i malati e in genere non proteggono gli altri: in uscita hanno un potere filtrante di appena il 20%.

MASCHERINE DI COMUNITÀ

Arriviamo alle mascherine di comunità, quelle di stoffa. Il loro potere filtrante è condizionato dal tipo di stoffa e dal numero di strati, ma indicativamente possiamo considerare che siano meno efficaci di una mascherina chirurgica sia in entrata, ma soprattutto in uscita (quindi non vanno bene per i malati).

L’Istituto Superiore di Sanità spiega che:

Devono essere multistrato e possono essere confezionate in proprio“.

Ha dedicato una FAQ all’argomento sul suo sito. Tra le risposte:

Non sono soggette a particolari certificazioni. Non devono essere considerate né dei dispositivi medici, né dispositivi di protezione individuale, ma una misura igienica. Devono essere realizzate in materiali multistrato che non devono essere né tossici né allergizzanti né infiammabili e che non rendano difficoltosa la respirazione. Devono aderire al viso coprendo dal mento al naso. È possibile lavare le mascherine di comunità se fatte con materiali che resistono al lavaggio a 60 gradi. Le mascherine di comunità commerciali sono monouso o sono lavabili se sulla confezione si riportano indicazioni che possono includere anche il numero di lavaggi consentito senza che questo diminuisca la loro performance“.

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