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Musica: a quale età si può iniziare?

Musica: a quale età si può iniziare? Vediamo qual è, se ne esiste una, l’età giusta per iniziare a fare musica

Quante volte mi sono sentito chiedere, da persone adulte con un po’ di tempo libero e voglia di dedicarsi alla musica, da nonni ancora attivi, oppure da genitori che desiderano offrire un’opportunità culturale ai propri figli: “Sono ancora in tempo per imparare a suonare“; “Quanto tempo serve per saper suonare un brano con gli amici? “; “Sarà troppo difficile e impegnativo? “.

Cosa si intende dire con queste espressioni: “imparare a suonare“, “saper suonare“, “troppo difficile e impegnativo“?

In generale, per i giovani e giovanissimi si considera pressoché tutto possibile, grazie alla loro elasticità mentale e disponibilità ad approcciarsi a situazioni e contenuti sempre nuovi e sfidanti. Si predilige, anche nell’apprendimento di uno strumento musicale, un approccio principalmente fondato su una modalità ludica, sulla semplicità e sulla gradualità delle proposte, che tiene conto delle numerose attività che un giovane allievo svolge nel corso della giornata e del conseguente tempo da dedicare allo studio dello strumento.

Le persone adulte, invece, possono essere animate da qualche perplessità, perché il pensiero porta a considerare che le dita non siano particolarmente sciolte, che la respirazione non sia adeguata per uno strumento a fiato, che la mente nella parte neurologica e mnemonica non risulti abbastanza elastica per reagire con i tempi necessari alle varie sollecitazioni che la pratica musicale richiede.

C’È UN’ETÀ GIUSTA?

Appaiono tutte riflessioni condivisibili ed oggettivamente inconfutabili, ma non sono le uniche da considerare, perché un percorso musicale non interessa solamente aspetti concreti come il fiato, la manualità, l’applicazione, ma anche aspetti legati alla storia personale di ciascuno, come il bagaglio culturale musicale della persona, il livello esecutivo degli interpreti con il quale la persona si confronta, una qualsiasi forma di predisposizione naturale, e se vissuto, ciò che è rimasto nella persona di un percorso musicale intrapreso in gioventù.

Dalle analisi di questi aspetti, deriva il grado di consapevolezza del soggetto per ciò che può trarre dalla musica per sé stesso, oppure per gli altri. Alla luce delle suddette premesse, per tornare al significato che si vuol dare alle espressioni “saper suonare“, “imparare a suonare“, “troppo difficile e impegnativo“, si deve aggiungere che, nel caso in cui la musica rappresenti un hobby, questa assume un valore soggettivo, in cui vengano tenuti in considerazione i vari elementi appartenenti alla persona quali l’età, l’esperienza, il vissuto, la manualità.

Non può essere riconosciuto ed attribuito un valore oggettivo unico ed universale come invece è giusto, professionale, doveroso e necessario che lo sia in ambiti di studi superiori.

Se quindi, una persona adulta può ritenersi in grado di creare in modo autonomo, le premesse per fare una scelta ponderata e consapevole, ciò non è possibile per i più giovani, per i quali è necessario essere supportati da genitori non troppo vincolanti, ad allo stesso tempo incontrare docenti di aperte vedute, che offrano loro un quadro generale del mondo musicale, che sappiano mettere in evidenza le caratteristiche degli stili musicali, ponendone in primo piano la valenza tecnica esecutiva degli artisti, indipendentemente dal genere musicale preferito dall’alunno o dal docente stesso: in sintesi, si auspica che vengano anteposte alle ambizioni di genitori e docenti, le difficoltà e richieste di figli e alunni.

Tali difficoltà e richieste possono essere colte attraverso una particolare sensibilità:

  • all’ascolto delle esigenze della persona;
  • all’ascolto delle ambizioni della persona;
  • all’ascolto delle richieste della modernità;
  • all’ascolto delle caratteristiche della persona;
  • all’ascolto musicale.

Più precisamente l’ascolto musicale è reso ai nostri giorni facilmente fruibile grazie alla tecnologia e di facile accesso ai molti attraverso le varie piattaforme online, attraverso la visione/ascolto di registrazioni di ogni genere e di ogni tempo e ci offre la possibilità di confrontare diverse interpretazioni del medesimo brano da parte di artisti diversi, ci crea quella finestra sul mondo musicale presente e passato, indispensabile, per creare e condividere degli obiettivi all’interno del percorso di studi.

Queste condizioni risultano essere indispensabile per aiutare l’allievo in una delle scelte più complesse: lo strumento.

Per aiutare in questa scelta adulti e genitori un po’ impreparati, per sé stessi o per il proprio figlio, ho spesso proposto questa riflessione:

Premesso che ogni strumento può essere utilizzato per eseguire ogni genere musicale, bisogna ricordare che nell’immaginario collettivo un violino viene associato alla musica classica, mentre una chitarra elettrica alla musica rock; ne deriva spesso una forte limitazione ed apertura dei giovani verso alcuni strumenti, soprattutto quando sono collegati al repertorio classico, perché considerato da molti fuori dal tempo“.

L’elemento fondamentale che guiderà il soggetto interessato, attraverso un attento ascolto musicale, sarà un’affinità con il timbro dello strumento, piuttosto che l’esecuzione del brano. Accadrà quindi, quasi come un’alchimia, un profondo legame fra lo strumento e l’allievo, una forma di perfetta di simbiosi che darà origine al suono, all’armonia.

Aggiungiamo poi, che, nel momento in cui una persona non sentisse una particolare attrazione verso uno strumento musicale in particolare, si possono suggerire molti altri aspetti del mondo della musica che possono essere oggetto di studio quali il canto, la composizione, la registrazione, il montaggio, la didattica, i quali possono offrire altrettante soddisfazioni.

In conclusione, tornando alle domande iniziali: “Sono ancora in tempo per imparare a suonare?“; “Quanto tempo serve per saper suonare un brano con gli amici?“; “Sarà troppo difficile e impegnativo?“. La risposta non può essere univoca e non può essere uguale per tutti.

Ho maturato una mia visione, personale: nel corso dei miei anni da allievo ho visto molti amici interrompere gli studi e non sviluppare altre loro attitudini musicali, a causa di una miopia del docente e del sistema in genere, perciò, da quando ho assunto il ruolo di docente, ho sempre cercato di potenziare, sviluppare le capacità e personalità di ogni allievo, con grande soddisfazione al momento e nel corso del tempo, tanto da avere ancora oggi, a distanza di molti anni, messaggi di ringraziamento da parte di ex allievi, che hanno sviluppato le loro attitudini musicali in vari ambiti, scoperte proprio grazie a questo approccio.

“Ottimo quel maestro che, poco insegnando, fa nascere nell’alunno una voglia grande d’imparare”

Arturo Graf

di Fabio Morzenti & Romina Passoni

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Dopo aver conseguito il diploma in clarinetto presso il Conservatorio di Darfo Boario Terme (Brescia), intraprende l'attività di perfezionamento collaborando con formazioni musicali di vario tipo. Attività che lo portano ad essere, dal dicembre del 2014, il Direttore Artistico e il Maestro Concertatore della Fanfara Storica Città dei Mille (Bergamo).

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