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Orecchio assoluto: cos’è?

Prima di parlare di orecchio assoluto, è utile fare un breve ripasso di teoria in riferimento al suono e alle sue caratteristiche: altezza, timbro, intensità e durata.

  • L’altezza fa riferimento all’essere grave o acuto di un suono (dipende dalla frequenza);
  • il timbro rappresenta la caratteristica sonora di ogni strumento (dipende da come si genera la vibrazione e dalla costruzione dello strumento);
  • l’intensità si riferisce al volume (dipende dall’ampiezza delle onde sonore);
  • la durata alla lunghezza del suono (il ritmo con cui un singolo suono viene riprodotto).

In particolare, per parlare del fenomeno dell’orecchio assoluto, dobbiamo introdurre alcuni elementi teorici e pratici legati all’altezza. Ogni suono, prodotto da qualsiasi corpo messo in vibrazione, ha una propria altezza, (misurata dalla Frequenza, più specificatamente in Hertz-Hz), essa rappresenta il numero di cicli al secondo dell’onda sonora.

Le oscillazioni al secondo del Suono Grave e del Suono Acuto, e come si misurano.
Le oscillazioni al secondo del Suono Grave e del Suono Acuto, e come si misurano.

L’altezza di un suono aumenta con il numero di cicli al secondo. Guardando la tastiera di un pianoforte possiamo vedere alternarsi tasti bianchi e tasti neri. Agendo su ognuno di loro (partendo da sinistra e andando verso destra), in successione progressiva, verrà prodotto un suono sempre più acuto.

Finora abbiamo parlato di suoni e non di note, perché l’ascolto è legato a suoni, la codifica di ciò che si ascolta dipende dalla competenza tecnica e dalla conoscenza che si ha della materia. Per rendere meglio l’idea propongo due esempi concreti che possono chiarire le idee su questo concetto, di fondamentale importanza per procedere nella comprensione del fenomeno dell’orecchio assoluto.

ORECCHIO ASSOLUTO

ESEMPIO 1

Ascoltando due suoni di diversa altezza molto distanti fra loro, tutti possiamo percepire e riconoscere quella più acuta e quella più grave, identificandole a seconda dell’ordine di esecuzione. Ma quanti potranno dare loro un nome ed in generale una connotazione più precisa?

ESEMPIO 2

Ascoltando una breve melodia riprodotta in successione con due strumenti diversi, tutti potremo percepire che i suoni non hanno lo stesso timbro. Ma chi sarà in grado di dare un nome ai due strumenti che hanno riprodotto la melodia?

La risposta alle due domande è una sola: la competenza e la conoscenza della materia. Per convenzione, ai suoni prodotti con gli strumenti musicali, è stato assegnato il nome che corrisponde alle note della scala (Do, Re, Mi, ecc…), e sono gli stessi nomi che vengono utilizzati di conseguenza nella scrittura musicale.

È importante, però, sapere che lo stesso suono prodotto da diversi strumenti musicali può avere un nome diverso. Per questo motivo quando si parla di suoni, si intende suoni reali e corrispondono a quelli prodotti dal pianoforte, o in generale strumenti in Do (quindi un Pianoforte suonerà il Do, un Clarinetto il Re, un sax contralto il La, ecc…).

Per ritornare al fenomeno dell’orecchio assoluto, esso rappresenta la capacità di saper discriminare, senza strumenti di riferimento, la frequenza di qualsiasi suono e identificarlo con quello di un pianoforte.

ORECCHIO ASSOLUTO: DOTE NATURALE O ALLENAMENTO?

Fondamentalmente questa capacità è una dote naturale che però per essere scoperta deve essere sollecitata e stimolata sin dai primi anni di scuola, altrimenti, come molte altre doti naturali non potrà essere sfruttata e rimarrà inesplorata, precludendo al soggetto un’occasione di vita e una formazione professionale.

Certamente, avere l’orecchio assoluto non vuol dire per forza di cosa essere un grande compositore, strumentista o cantante senza un adeguato percorso di formazione. La medesima considerazione può essere fatta anche per chi non ha questa dote. Si può diventare compositori, strumentisti o cantanti anche senza l’orecchio assoluto.

Ma attraverso un percorso di abitudine all’ascolto (iniziato sin dai primissimi anni di scuola) si può acquisire quell’abilità necessaria a riconoscere e porre in relazione fra di loro i suoni in modo ordinato e logico, che è fondamentale per questa attività.

FABIO MORZENTI & ROMINA PASSONI
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Dopo aver conseguito il diploma in clarinetto presso il Conservatorio di Darfo Boario Terme (Brescia), intraprende l'attività di perfezionamento collaborando con formazioni musicali di vario tipo. Attività che lo portano ad essere, dal dicembre del 2014, il Direttore Artistico e il Maestro Concertatore della Fanfara Storica Città dei Mille (Bergamo).

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