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Social media: 5 nuove tendenze

Un sondaggio tra oltre tremila social media marketer, unito a trenta interviste con esperti e analisti del settore e ad un’approfondita ricerca di mercato.

Così è nata l’ultima edizione del Social Media Trends Report. La ricerca sulle ultime tendenze nel mondo della comunicazione digitale, pubblicata dalla piattaforma di gestione Hootsuite, che è divenuta ormai un appuntamento fisso e annuale.

Questo rapporto ha analizzato lo sviluppo dei diversi social. Da quelli più noti a quelli di nascita più recente, le nuove modalità in cui vengono utilizzati a fini di marketing e la loro efficacia nell’aumento dei rapporti con i propri utenti e dei profitti.

Quello che emerge è un quadro piuttosto completo e ampio dello scenario dei social media, così come appare all’inizio di questo nuovo decennio degli anni ‘20.

Hootsuite ha sintetizzato i principali risultati del suo lungo studio in cinque tendenze, ovvero le principali novità che stanno modificando il panorama di questo settore.

brand: equilibrio tra engagement pubblico e privato

Questo trend è sottolineato soprattutto dall’esplosione delle app di messaggistica avvenuta nel 2019: da Instagram Threads a LinkedIn Teammates, fino alla pianificata fusione tra Messenger, Instagram e WhatsApp.

Quasi due terzi degli intervistati hanno risposto di sentirsi più a loro agio condividendo i loro contenuti in privato, e questo aspetto ha portato il 55% dei social media marketer a ripensare la loro strategia di comunicazione.

Ma i social sono fatti anche di post divertenti, notizie e prodotti. Ovvero, tutti contenuti che vengono diffusi sui canali pubblici.

Bisogna quindi cercare un nuovo equilibrio tra i feed pubblici e i canali privati. I primi sono utilizzati soprattutto per creare conoscenza del marchio, coinvolgimento e interazione. Mentre i secondi servono per entrare direttamente in contatto con i propri clienti o utenti.

l’azienda diventa il nuovo punto di riferimento

Nel contesto globale in cui stiamo vivendo, caratterizzato complessivamente da diffidenza e pessimismo, secondo l’Edelman Trust Barometer, il 75% dei dipendenti ripone fiducia nelle proprie aziende.

I millennial, in particolare, si aspettano dai loro datori di lavoro un impatto positivo sulla comunità, sulla crescita dei talenti, sull’inclusione e l’accettazione delle diversità.

I marchi che riusciranno a guadagnarsi la fiducia dei propri dipendenti potranno contare su un vantaggio competitivo significativo nel 2020.

Le aziende che hanno una vision e una mission chiare crescono tre volte più rapidamente dei loro concorrenti e vantano una soddisfazione più elevata dei lavoratori e dei clienti.

In termini di social media marketing, questo significa comunicare le proprie promesse aziendali ma soprattutto mantenerle, dando l’esempio a partire dall’alto e poi puntando sulle testimonianze sincere dei propri dipendenti.

Senza dimenticare di dotarsi di un piano di brand protection, nel caso in cui le cose andassero male.

L’effetto TikTok

TikTok è stata l’app più installata nel primo trimestre del 2019, oggi conta oltre 800 milioni di utenti attivi mensilmente con una media di 46 minuti al giorno.

I suoi brevi videoclip da 15 secondi l’uno stanno influenzando la cultura pop e i contenuti digitali, ma stanno anche portando i marchi a ripensare le loro strategie di connessione con i propri utenti.

TikTok può rappresentare un ottimo social per raggiungere un pubblico ben preciso (il 69% dei suoi utenti hanno tra i 16 e i 24 anni).

Ma attenzione! il successo di TikTok può non durare a lungo!

Il 60% dei suoi utenti è ancora costituito da ragazzi cinesi, e ad ostacolarne l’ascesa globale ci sta provando Instagram con il suo nuovo servizio Reels, concepito proprio per andare in diretta concorrenza con TikTok.

Per ora, limitiamoci a tenere d’occhio questo canale, e magari ad investire un po’ di risorse per sperimentare nuovi format video, se il vostro target è proprio quello della cosiddetta Generazione Z.

Il branding si scontra con il performance marketing

A lungo il principale motivo per cui le aziende hanno utilizzato i social media è stato creare la brand awareness, la consapevolezza del proprio marchio. Ma, con il calo complessivo della portata organica dei post, ora sta crescendo la necessità di creare dei ritorni d’investimento misurabili.

Ovvero, di usare gli annunci pubblicitari sui social per ottenere uno specifico obiettivo di conversione (una vendita, un click, una prenotazione, una richiesta sul prodotto, l’acquisizione di nuovi clienti), piuttosto che un semplice like o un follow.

Anche in questo caso bisogna trovare un equilibrio. Nello specifico:

  • le attività di costruzione del nostro marchio, per farlo conoscere alla potenziale clientela;
  • le attività di attivazione delle vendite, per creare le conversioni.

Questo è il succo del funnel marketing.

Diminuisce il divario del ROI sui social network

Oggi i social media marketer hanno accesso a una grandissima mole di dati. Ma misurare il ritorno d’investimento (ROI) rimane comunque una sfida complicata, poiché non esiste un metodo riconosciuto univocamente come perfetto.

Quelli più usati uniscono i dati social con altri dati, concentrandosi sull’integrazione tra tutti i canali e magari applicando alla sfera digitale modelli già sperimentati in altre forme pubblicitarie, come la televisione o la cartellonistica.

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Esperto di comunicazione sul web e giornalista con oltre quindici anni di esperienza sul campo. Lavora come Social Media Manager freelance gestendo canali ufficiali su tutti i principali social network. All'attività professionale ha affiancato anche quella didattica, organizzando e tenendo corsi di scrittura per il web e di gestione dei social media per numerose scuole e associazioni.

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