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Vino Novello e Beaujolais Nouveau

Il terzo giovedì del mese di novembre, in Francia, viene celebrato il Beaujolais Nouveau Day. Nella regione del Beaujolais – come racconta Sorsi e Percorsi – ci sono circa 120 festival legati al Beaujolais Nouveau, il più famoso si tiene nella città di Beaujeu, la capitale della regione stessa. Rappresenta il primo vino dell’ultima vendemmia. Pensato per essere bevuto giovane, è un vino dal colore rosso apprezzato dai palati di tutto il mondo per le sue caratteristiche di freschezza, di note vinose e fruttate.

Il Beaujolais Nouveau, così come il vino Novello italiano, è frutto di un moderno processo di vinificazione studiato nel 1861 dallo scienziato francese Louis Pasteur e perfezionato nel 1934 da un gruppo di ricercatori della stazione scientifica di Narbonne. Come accade spesso, la scoperta nacque casualmente nel tentativo di trovare il modo per conservare le uve appena raccolte (non esistevano le celle frigorifere, ndr).

Gli studiosi posizionarono i grappoli d’uva sotto una cortina di anidride carbonica per alcune settimane e alla fine si accorsero che essi avevano fermentato, diventando gassosi e frizzanti. Decisero, quindi, di procedere alla vinificazione lanciando così il metodo di vinificazione a “macerazione carbonica”.

🔥 MACERAZIONE CARBONICA: IN CHE COSA CONSISTE?

Si tratta di riempire una cisterna di uva non pigidiraspata, saturata con anidride carbonica e chiusa poi ermeticamente, per un periodo che va dai sette ai venti giorni e con una temperatura interna di circa 30°. L’anidride carbonica prodotta anche dalla stessa uva, inizia a fermentare naturalmente.

Il gas, che riempie tutto il contenitore, determina così una fermentazione intracellulare o autofermentazione. A questo punto la massa viene pigiata in maniera soffice, viene svinata e collocata in un grande tino per completare la fermentazione per altri tre giorni.

Il vino raggiunge la gradazione alcolica di circa 11°, lo si imbottiglia e dopo un riposo di qualche giorno raggiunge gli scaffali delle enoteche.

🍷 VINO NOVELLO E BEAUJOLAIS NOUVEAU: CHE DIFFERENZA C’È?

In Italia il vino Novello si può produrre in tutte le regioni utilizzando le uve di qualsiasi vitigno, a bacca rossa e a bacca bianca, anche in assemblaggio. Il nostro disciplinare prevede la macerazione carbonica soltanto per il 30% delle uve, mentre per il resto si può seguire la vinificazione tradizionale. Inoltre, si può usare addirittura il vino rimasto in cantina dell’anno precedente, fino al 55% (ma qui non mi esprimo! ndr). Il vino Novello esce sul mercato a partire dal 6 di novembre.

Il Beaujolais Nouveau, invece, è soggetto ad un disciplinare decisamente più rigido (AOC Beaujolais). A cominciare dalla zona di produzione, che si limita all’area che si estende su 1600 chilometri quadrati a sud della Borgogna tra le città di Macon e Lione. Ha un’estensione vitata di 22.700 ettari, che riguardano 147 comuni riuniti in 12 cantoni.

La AOC Beaujolais comprende dieci crus regionali:

  • Brouilly;
  • Saint-Amour;
  • Chiroubles;
  • Chénas;
  • Cote-de-Brouilly;
  • Fleurie;
  • Juliénas;
  • Morgon;
  • Moulin-à-Vent;
  • Régnié.

Il vitigno utilizzato originario della Borgogna è il “Gamay Noir à Jus Blanc”, originario proprio della Borgogna, col quale viene prodotto sia un vino con metodo tradizionale, sia il Beaujolais Nouveau o en premier. C’è anche una piccola area allevata a Chardonnay e Aligotè, con i quali si produce il Beaujolais Blancs, che non ha nulla a che vedere con il Nouveau.

Entrambi i vini si possono abbinare alle carni bianche, ai formaggi freschi e morbidi, ai funghi, alle verdure, alle zuppe di legumi, ai pesci poco elaborati, alla pizza e alle caldarroste. Servire ad una temperatura intorno ai 14°.

Considerando che il vino in questione presenta una forte instabilità degli antociani e possiede pochi tannini, col passare del tempo comporta una sensibile diminuzione delle sue specifiche proprietà organolettiche, soprattutto quelle tipiche di vinosità e di fruttato ed è soggetto poi ad un’incipiente ossidazione. È preferibile, quindi, consumare il vino molto giovane per poterlo apprezzare appieno.

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Maria Teresa Gasparet è una Sommelier Professionista, Giudice Sensoriale e comunicatrice del settore enogastronomico. Matura la sua esperienza nel settore vinicolo attraverso esperienze in rinomate cantine italiane, partecipando a fiere ed eventi, operando nel settore HO.RE.CA. e soprattutto viaggiando alla scoperta di eccellenze enogastronomiche. Dopo aver operato per anni come corrispondente estera in un'azienda del mobile, decide di iscriversi al primo corso Sommelier e da lì inizia il suo percorso nel mondo del vino. Si diploma nel 2003, conseguendo la qualifica di Sommelier Professionista nel 2005, e nel 2011 si diploma Giudice Sensoriale. Fa parte della commissione di valutazione dei vini D.O.C. del Friuli Venezia Giulia in qualità di Sommelier e Giudice Sensoriale. Maria Teresa è socia dell'Associazione Nazionale "Donne del Vino" con la quale collabora come Sommelier e comunicatrice. Scrive per alcune riviste di settore, fra le quali: "Bibenda", la rivista della Fondazione Italiana Sommelier e sul Blog di "Sorsi e Percorsi".

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